martedì 3 gennaio 2006

In quella notte del ritorno desolante dell'uomo d'affari nella tenda degli increduli, avvennero certi omicidi dei quali, dopo aver aspettato anni, la prima signora della città avrebbe tratto terribile vendetta.
Hamza, lo zio del Profeta, se ne sta tornando a casa solo, con il capo chino e grigio nel crepuscolo di questa malinconica vittoria, quando sente un ruggito e, alzando gli occhi vede un gigantesco leone scarlatto pronto a saltargli addosso dagli alti spalti della città. Lui conosce questa bestia, questa favola. L'iridescenza della sua pelle scarlatta si confonde con la lucentezza brillante delle sabbie del deserto. Attraverso le narici esala l'orrore dei luoghi solitari della terra. Sputa pestilenza e quando gli eserciti s'avventurano nel deserto, li distrugge completamente. Nell'ultima luce azzurra della sera, urla alla bestia, preparandosi, disarmato com'è, ad affrontare la propria morte. "Salta giù, bastardo, manticora, ne ho strangolati di gattoni a mani nude, ai miei tempi." Quando ero più giovane. Quando ero giovane. C'è una risata dietro di lui, e una più lontana echeggia, o così sembra, dagli spalti. Si guarda attorno la manticora è scomparsa. Ora è circondato da un gruppo di jahiliani vestiti a festa che stanno tornando dalla fiera e ridacchiano. [...]
E, dopo ore di ricerca, trova ciò che sapeva che sarebbe stato in attesa, in un angolo buio delle mura esterne della città, l'oggetto della sua visione, la rossa manticora con la triplice fila di denti. La manticora ha occhi azzurri e viso da uomo e una voce cheè per metà tromba e per metà flauto. E' veloce come il vento, ha unghie che sono artigli a spirale e una coda che scaglia aculei avvelenati. Ama cibarsi di carne umana... è in corso una rissa. Coltelli sibilano nel silenzio, ogni tanto un cozzare di metallo contro il metallo. [...] Divenuto a sua volta un leone, Hamza snuda la spada, ruggisce riducendo a brandelli il silenzio, corre avanti veloce quanto glielo permettono le gambe di sessantenne. Dietro le maschere, gli aggressori dei suoi amici sono irriconoscibili. E' stata una notte di maschere.

1 commento:

Anonimo ha detto...

..è stata una notte di maschere: è stata la nostra vita!...
Questo è il sentimento in cui scopro intrappolato il mio cuore alla fine di questo testo...NO CARA FRà: Non ci sto, non voglio vivere senza un perchè! il mio cuore sorpreso e ingannato dal susseguirsi delle parole rimane in attesa del suo unico istinto :L'amore!


peppe