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giovedì 27 gennaio 2011

Stupeur et tremblements

[...] S'il faut admirer la Japonaise -et il le faut-, c'est parce qu'elle ne se suicide pas. On conspire contre son idéal depuis sa plus tendre enfance. On lui coule du plâtre à l'intérieur du cerveau: "Si à vingt-cinq ans tu n'es pas mariée, tu auras de bonnes raisons d'avoir honte", "si tu ris, tu ne seras pas distinguée", "si ton visage exprime un sentiment, tu es vulgaire", "si tu mentionnes l'existence d'un poil sur ton corps, tu es immonde", "si un garçon t'embrasse sur la joue en public, tu es une putain", "si tu manges avec plaisir, tu es une truie", "si tu éprouves du plaisir à dormir, tu es une vache", etc. [...] En fin de compte, ce qui est assené à la Nippone à travers ces dogmes incongrus, c'est qu'il ne faut rien espérer de beau.
N'espère pas jouir, car ton plaisir t'anéantirait. N'espère pas etre amoureuse, car tu n'en vaux pas la peine: ceux qui t'aimeraient t'aimeraient pour tes mirages, jamais pour ta vérité. N'espère pas que la vie t'apporte quoi que ce soit, car chaque année qui passera t'enlèvera quelque chose. N'espère pas même une chose aussi simple que le calme, car tu n'as aucune raison d'être tranquille.
Espère travailler. Il y a peu de chances, vu ton sexe, que tu t'élèves beaucoup, mais espère servir ton entreprise. travailler te fera gagner de l'argent, dont tu ne retireras aucune joie mais dont tu pourras éventuellement te prévaloir, par exemple en cas de mariage -car tu ne seras pas assez sotte pour supposer que l'on puisse vouloir de toi pour ta valeur intrinsèque.
[...] Je ne pourrai jamais énumérer tous tes devoirs, car il n'y a pas une minute de ta vie qui ne soit régentée par l'un d'entre eux. Par exemple, même quand tu seras isolée aux toilettes pour l'humble besoin de soulager ta vessie, tu auras l'obligation de veiller à ce que personne ne puisse entendre la chansonnette de ton ruisseau: tu devras donc tirer la chasse sans trêve.
[...] Tu as faim? Mange à peine, car tu dois rester mince, non pas pour le plaisir de voir les gens se retourner sur ta silhouette dans la rue -ils ne le feront pas-, mais parce qu'il est honteux d'avoir des rondeurs.
Tu trouves ça horrible? Tu n'es pas la première à le penser.
[...]Il n'y a pas d'itinéraire [alternatif]. Si: il y en a un. Un seul mais auquel tu as pleinement droit, sauf si tu as commis la sottise de te convertir au christianisme: tu as le droit de te suicider. Au Japon, nous savons que c'est un acte de grand honneur. [...] Si tu te suicides, [ta réputation] sera éclatante et fera la fierté de tes proches.


Amélie Nothomb

domenica 11 novembre 2007

Molto forte, incredibilmente vicino

Le ho tenuto le mani e abbiamo finto di stare dietro un muro invisibile, o dietro il quadro immaginario, i palmi a esplorarne la superficie, poi, a rischio di dir troppo, ho tenuto una delle sue mani sui miei occhi e l'altra sui suoi, "Sei troppo buono con me" ha detto, io ho appoggiato le sue mani sul mio capo e ho fatto sì e lei ha riso, mi piace tanto quando ride, anche se in verità non sono innamorato di lei, ha detto " Ti amo", io le ho spiegato come mi sentivo, gliel'ho spiegato in questo modo: le ho sollevato le mani di lato, le ho puntato gli indici l'uno verso l'altro e lentamente, molto lentamente, li ho avvicinati, e più si avvicinavano e più lentamente li spingevo finché, quando erano lì lì per toccarsi, quando erano solo a una pagina di dizionario dal toccarsi, premendo i lati opposti della parola "amore", li ho fermati, li ho fermati e tenuti lì. Non so cosa ha pensato, non so cosa ha capito, o cosa non si è concessa di capire, mi sono voltato allontanandomi, e non ho più guardato indietro nè lo farò. Ti dico tutto questo perché io non sarò mai tuo padre e tu sarai sempre mio figlio.

(Jonathan Safran Foer)

sabato 23 giugno 2007

VENAFRO MON AMOUR

LA PASSATELLA

Com’ s’ fuss’ n’ rit’ sctabblit,
a quell’ora quas’ vespertinar’
turnann’ ralla fatica,
z’assetta la cumbriccula malandrina.
Me jamm’ assiett’t pur’ tu,
tu che ric’ c’ vuo’ fa’,
conta…conta quant’ semm’,
piglia s’cart’ me’ vuo’ utta’!
chi esc’ ass’ bascton e chi ass’ spada
e avii’na cumanda’
ma ass r’nar e ass copp’ n’nz’ sa,
i patron mett’ a bbev e i stt’ c’ vo’ pruva’.
Z’aiza la manaccia
Gia’ pronta pi sctuppa’,
z’ vev o z’ r’ fonn’ fretta
e chian chian z’forma la squadretta.
C’sta chi vev’ assa’ e chi l’ ver’ fa,
ma pur si fa i scior
“na f’mm’nuccia prenza”
na passatella pgn’ sera z’adda fa.

giovedì 29 marzo 2007

TROPPO TEMPO E' PASSATO.

Troppo tempo è passato.
Oh, mio caro blog, so di averti trascurato,
ma in questa valle oscura
è difficile vincer la paura.
Rime sì banali, ma efficaci
fanno danzar parole fugaci,
in questo giorno maledetto
nessuno è perfetto.
Qualcuno si chiederà
chi sarà mai la sua musa?
Argute intuizioni,
azzardi e supposizioni,
peccato però che non si trovino soluzioni.
Ma una rima tripla baciata,
non è sufficiente per mostrar le mie capacità,
non sarebbe male anche quella alternata,
seppur pare ci siano più difficoltà.
In effetti ha un pò stonato
questo suono alternato,
ritorniamo alla baciata
che è la più amata.
Molti di voi mi diranno
se ho per caso qualche malanno,
o magari abusato di qualcosa
senza pensare, all'acqua di rosa.
La risposta è dentro di voi,
ascoltatela e ditemi poi,
quelo non c'entra,
abbiate pazienza.
La mia ispirazione
sta giungendo a conclusione,
chiudo in gran fretta,
domani non sai quel che mi aspetta.

martedì 27 febbraio 2007

FUMETTOPOLI 2007




24-25 Febbraio: salone internazionale del fumetto, Milano. Tanta gente, la maggiorparte tutti schizzati e collezionisti arrapati che avrebbero dato un arto per il gioco originale di Elfen Lied. Un 10 e lode per i costumi, efficaci e fatti molto bene (sono riuscita persino a riconoscere Grifis di Berserk), senza dubbio facevano parte del cosplay dell'occasione. Peccato per i prezzi un pò esagerati dei gadgets, portachiavi e modellini, ma c'era da aspettarselo. Milioni di fumetti, ad un certo punto mi ero persa, anzi, diciamo che vagavo nel mio disorientamento e guardavo le distese colorate di testi senza sapere di essere passata di là un attimo prima (voi direte, vabbè questa è scema). Tra i disegnatori più conosciuti Enoch, Manara, Serpieri, Baldazzini. Ovviamente il mio manga preferito scarseggiava, ho chiesto a un pò di "bancarelle" se avevano Gantz, ma sono riuscita a vedere solo 2 numeri. La mia era più una curiosità (dato che l'ho visto tutto grazie ad emule) che la voglia di acquistare fumetti, giacchè avevo speso già abbastanza soldi per spillette e poster. Conclusione: ogni tanto rifugiarsi nelle stanze immaginarie della fantasia non fa poi così tanto male. Anzi, io ci resterei per un bel pò.



domenica 19 novembre 2006

The fallen angel


Segni arcaici, fumetto, letteratura beat, storia, jazz, hip hop, consumismo. Tutto questo è Jean-Michel Basquiat. Attraente (quando si dice il fascino dell'artista), originale, idealista, Basquiat esprime nelle sue opere la rabbia e la voglia di riscattare i neri, ma non solo. Suona il clarinetto e il sintetizzatore in una band, dorme in uno scatolone a Washington Square e Greenwich Village, va a trovare la madre nella clinica psichiatrica, si fa conoscere negli ambienti alti, tant'è che inizia a collaborare con il grande Andy Warhol. Dopo la morte di quest ultimo, Basquiat è stravolto e ha difficoltà a trovare nuovi stimoli. Si spegne a soli 27 anni per overdose. Gente, guardatevi il film (si chiama semplicemente "Basquiat"), e se avete la possibilità andatevi a vedere (entro gennaio) la mostra alla Triennale di Milano. Come ho fatto io oggi.































domenica 9 aprile 2006

TRANSIZIONE E TEST


















In attesa che arrivino le foto della festa di laurea, inserisco questo post che funge da elemento di transizione. Votate l'immagine più interessante, con commento annesso. Alla fine a ciascuno verrà fornito un profilo psicologico in base alla scelta effettuata. Have a good time!

venerdì 6 gennaio 2006

Nota al post del 'racconto'

Per quanto riguarda il post scritto in verde, molti di voi mi hanno detto: "Francè, hai dimenticato di mettere il titolo e l'autore del libro!". La ragione è semplice, ma, mi rendo conto, non del tutto palese. Non ho voluto mettere nè titolo nè autore al fine di 'stimolare' la vostra fantasia, i vostri ricordi (che il racconto avrebbe potuto suscitarvi), il vostro intelletto; ciascun lettore dovrebbe provare a esprimere sè stesso in base alle cose che scrivo in questo blog. Non si tratta di un sito a carattere referenziale, con lo scopo di divulgare notizie e informazioni (per cui tutti i dati dovrebbero essere corretti e certi), ma di un blog che si nutre dei vostri pensieri e opinioni. Spero di essere stata esauriente.

martedì 3 gennaio 2006

In quella notte del ritorno desolante dell'uomo d'affari nella tenda degli increduli, avvennero certi omicidi dei quali, dopo aver aspettato anni, la prima signora della città avrebbe tratto terribile vendetta.
Hamza, lo zio del Profeta, se ne sta tornando a casa solo, con il capo chino e grigio nel crepuscolo di questa malinconica vittoria, quando sente un ruggito e, alzando gli occhi vede un gigantesco leone scarlatto pronto a saltargli addosso dagli alti spalti della città. Lui conosce questa bestia, questa favola. L'iridescenza della sua pelle scarlatta si confonde con la lucentezza brillante delle sabbie del deserto. Attraverso le narici esala l'orrore dei luoghi solitari della terra. Sputa pestilenza e quando gli eserciti s'avventurano nel deserto, li distrugge completamente. Nell'ultima luce azzurra della sera, urla alla bestia, preparandosi, disarmato com'è, ad affrontare la propria morte. "Salta giù, bastardo, manticora, ne ho strangolati di gattoni a mani nude, ai miei tempi." Quando ero più giovane. Quando ero giovane. C'è una risata dietro di lui, e una più lontana echeggia, o così sembra, dagli spalti. Si guarda attorno la manticora è scomparsa. Ora è circondato da un gruppo di jahiliani vestiti a festa che stanno tornando dalla fiera e ridacchiano. [...]
E, dopo ore di ricerca, trova ciò che sapeva che sarebbe stato in attesa, in un angolo buio delle mura esterne della città, l'oggetto della sua visione, la rossa manticora con la triplice fila di denti. La manticora ha occhi azzurri e viso da uomo e una voce cheè per metà tromba e per metà flauto. E' veloce come il vento, ha unghie che sono artigli a spirale e una coda che scaglia aculei avvelenati. Ama cibarsi di carne umana... è in corso una rissa. Coltelli sibilano nel silenzio, ogni tanto un cozzare di metallo contro il metallo. [...] Divenuto a sua volta un leone, Hamza snuda la spada, ruggisce riducendo a brandelli il silenzio, corre avanti veloce quanto glielo permettono le gambe di sessantenne. Dietro le maschere, gli aggressori dei suoi amici sono irriconoscibili. E' stata una notte di maschere.