martedì 16 aprile 2013
domenica 2 dicembre 2012
Ricette al verde: Vellutata di funghi porcini e patate con crostini...
Vellutata di funghi porcini e patate con crostini di pane fritto
L'altopiano della Sila si raggiunge in venti minuti da qui. E' il luogo ideale per fare lunghe passeggiate nei boschi di faggio, pino e abete bianco che regalano in autunno i colori più belli e tanti meravigliosi funghi.
In questi giorni capita spesso che Ninì ed io, attratti dal richiamo dei boschi silani, saltiamo dal letto alle cinque della mattina, beviamo velocemente il caffè, ci vestiamo come viene, prendiamo i nostri panieri preferiti, un paio di coltellini e via, partiamo mezzo insonnoliti per raggiungere il posto che crediamo più ricco di funghi del momento.
Qualche volta ci va male...e allora torniamo a casa brontolando, adducendo la negatività dell'esito ora alla scarsità della pioggia nei giorni precedenti, ora al passaggio di orde di fungaioli accaniti e più tempestivi di noi.
Ma la maggior parte delle volte capita di tornare con i panieri strapieni, e allora si canta a squarciagola in macchina, si fanno gli inviti agli amici per pranzo e cena e si inviano persino mms con le foto dei funghi più belli.
Ieri siamo tornati dalla Sila cantando a squarciagola... infatti, dopo quattro ore di cammino per faggete, pinete e acquitrini, dai nostri panieri sporgevano porcini di pino (boletus pinophilus) e ombrellini (macrolepiota procera) ...dal mio anche ciuffi profumati di timo e menta.
Oltre ad averli mangiati nella maniera più consueta alla mia cucina, cioè crudi all'insalata o saltati in padella insieme ad uno spicchio d'aglio per condire le fettuccine, li ho anche utilizzati per una vellutata semplice ma veramente buona, arricchita dai profumi di un piccolo bouquet garni, preparato avvolgendo nella parte verde di un porro una foglia di alloro, del timo, delle foglie di sedano e qualche ciuffo di prezzemolo legati assieme da un filo di spago.
Ingredienti:
due patate di media grandezza
200 grammi di funghi porcini freschi
un bouquet garni (porro, alloro, timo, sedano, prezzemolo)
olio evo
sale e pepe
Pulite i funghi passandoli velocemente sotto l'acqua corrente dopo aver eliminato con un coltello ogni traccia di terriccio. Lavate le patate, sbucciatele e tagliate a cubetti. Mettetele a cuocere in una pentola con circa 400 grammi d'acqua e il bouquet garni. Dopo una quindicina di minuti aggiungete i funghi tagliati a lamelle. Continuate a cuocere per un altro quarto d'ora, salate e spegnete. Frullate con il minipimer. Dovrete ottenere un composto piuttosto denso, ma non troppo! Quindi regolatevi prolungando la cottura o al contrario aggiungendo un po' d'acqua.
Tagliate una bella fetta di pane in piccoli tocchetti e friggeteli in padella con un filo d'olio ed un rametto di rosmarino.
Versate la vellutata in piccole zuppiere, disponetevi sopra i crostini di pane, un filo d'olio, spolverate di pepe nero macinato fresco e servite.
In questi giorni capita spesso che Ninì ed io, attratti dal richiamo dei boschi silani, saltiamo dal letto alle cinque della mattina, beviamo velocemente il caffè, ci vestiamo come viene, prendiamo i nostri panieri preferiti, un paio di coltellini e via, partiamo mezzo insonnoliti per raggiungere il posto che crediamo più ricco di funghi del momento.
Qualche volta ci va male...e allora torniamo a casa brontolando, adducendo la negatività dell'esito ora alla scarsità della pioggia nei giorni precedenti, ora al passaggio di orde di fungaioli accaniti e più tempestivi di noi.
Ma la maggior parte delle volte capita di tornare con i panieri strapieni, e allora si canta a squarciagola in macchina, si fanno gli inviti agli amici per pranzo e cena e si inviano persino mms con le foto dei funghi più belli.
Ieri siamo tornati dalla Sila cantando a squarciagola... infatti, dopo quattro ore di cammino per faggete, pinete e acquitrini, dai nostri panieri sporgevano porcini di pino (boletus pinophilus) e ombrellini (macrolepiota procera) ...dal mio anche ciuffi profumati di timo e menta.
Oltre ad averli mangiati nella maniera più consueta alla mia cucina, cioè crudi all'insalata o saltati in padella insieme ad uno spicchio d'aglio per condire le fettuccine, li ho anche utilizzati per una vellutata semplice ma veramente buona, arricchita dai profumi di un piccolo bouquet garni, preparato avvolgendo nella parte verde di un porro una foglia di alloro, del timo, delle foglie di sedano e qualche ciuffo di prezzemolo legati assieme da un filo di spago.
Ingredienti:
due patate di media grandezza
200 grammi di funghi porcini freschi
un bouquet garni (porro, alloro, timo, sedano, prezzemolo)
olio evo
sale e pepe
Pulite i funghi passandoli velocemente sotto l'acqua corrente dopo aver eliminato con un coltello ogni traccia di terriccio. Lavate le patate, sbucciatele e tagliate a cubetti. Mettetele a cuocere in una pentola con circa 400 grammi d'acqua e il bouquet garni. Dopo una quindicina di minuti aggiungete i funghi tagliati a lamelle. Continuate a cuocere per un altro quarto d'ora, salate e spegnete. Frullate con il minipimer. Dovrete ottenere un composto piuttosto denso, ma non troppo! Quindi regolatevi prolungando la cottura o al contrario aggiungendo un po' d'acqua.
Tagliate una bella fetta di pane in piccoli tocchetti e friggeteli in padella con un filo d'olio ed un rametto di rosmarino.
Versate la vellutata in piccole zuppiere, disponetevi sopra i crostini di pane, un filo d'olio, spolverate di pepe nero macinato fresco e servite.
venerdì 8 aprile 2011
Mi viene da piangere
Quei netturbini con la laurea
pagati mille euro al mese
Metà dei neo dottori trova solo lavori non qualificati Il 29 per cento dei lavoratori dei call center aziendali ha almeno un diploma triennale, molti anche il master. Secondo una ricerca di Almalaurea l'11% dei ragazzi considera del tutto inutile il titolo accademico conseguito
di ROSARIA AMATO e ANTONIO FRASCHILLA
Almalaurea stima all'11 per cento il numero dei laureati che a cinque anni dal conseguimento del titolo giudica inutile quanto studiato rispetto al lavoro trovato. Ecco la radiografia di un Paese che va indietro, inesorabilmente, e davanti a sé lascia solo frustrazione: "Perché primo o poi la rabbia dei laureati che fanno i custodi nei musei o gli addetti alle biglietterie, a esempio, scoppierà insieme a quella dello loro famiglie che hanno investito tanti soldi per dare ai figli un futuro migliore", dice Andrea Brignoli, della Filcams Cgil. Ma che lavori sono costretti a fare oggi i neolaureati? Quali sono le lauree che danno meno garanzie? E, soprattutto, quanti sono i laureati sottoinquadrati oggi in Italia?
CUSTODI, BIGLIETTAI E GUARDIE GIURATE
Emiliano Ceccarelli, 36 anni, fa la guardia giurata a Roma. Si è laureato in Sociologia nel 2004, indirizzo economico e del lavoro: "Quando ho cominciato l'università, pensavo che mi sarebbe piaciuto occuparmi di relazioni industriali, gestione delle risorse umane. Pensavo che attraverso la laurea avrei potuto ambire a qualsiasi lavoro. Avevo questa visione ideale, che l'università preparasse la futura classe dirigente del Paese". Dopo la laurea però Emiliano non ha trovato il lavoro che desiderava, e ha cominciato a fare il mediatore creditizio, come libero professionista. È andata bene per un certo periodo, poi però è arrivata la crisi: "Il mercato è cambiato, mi sono trovato in difficoltà, soffrivo di ansia, e allora ho preferito fare questo lavoro, la guardia giurata, che mi dà la possibilità di godere di un contratto a tempo indeterminato". Per guadagnare circa mille euro, Emiliano fa molti straordinari: lavora dalle 7 alle 19, 12 ore. Quando è stanco, chiede al datore di lavoro di esonerarlo, e si limita alle 8 ore di turno. Amareggiato? In fondo al cuore sì: "Questo non è un Paese fondato sui sogni", conclude. Di sogni ne ha coltivati tanti anche Roberta Reali, brillante laureata in Lettere indirizzo classico, con tesi in storia dell'arte: "La mia passione è stata sempre l'arte, ho scritto cataloghi di decorazione e di pittura, ho un blog, e faccio studi anche per l'Accademia delle belle arti di Rovigo, ma tutto questo non mi fa guadagnare un centesimo di euro", racconta Roberta, che dopo aver frequentato un dottorato a Parigi, alla fine è tornata a Venezia: "Non ho trovato mai lavoro, così per mantenermi da quattro anni attraverso una cooperativa faccio la bigliettaia e la custode per la Fondazione Biennale - dice - Guadagno 900 euro al mese e non ho alcuna possibilità di fare carriera. Perché formalmente non ho rapporti diretti con la Biennale, e la cooperativa presta questi servizi e non ha altre mansioni in pianta organica".
Come lei anche Luisa Berti, laureata in Storia dell'arte, le ha provate tutte: concorsi per vigili urbani e per entrare al Casinò di Venezia compresi: "Ma alla fine lavoro ormai da anni come guarda sala a Palazzo Ducale - dice - 10 ore e mezza di turni al giorno e una paga mensile di poco più di mille euro al mese. Mi guardo attorno e vedo tanti colleghi laureati che fanno il mio stesso lavoro. Rispetto a chi sta a casa e non guadagna nulla, mi sento fortunata". E "fortunati" si sentono anche gli 8 laureati in Archeologia assunti alla fine dello scorso anno dalla Soprintendenza all'Antichità di Torino. Qualifica? "Custode" di quattordici siti, da Almese a Caselette a Vaie. "Mi sento privilegiata ad avere un posto di lavoro", dice Simona Contardi, archeologa con tanto di dottorato. La Soprintendente Egle Micheletto ha proposto, per questi custodi sui generis, l'impiego anche in attività di comunicazione e rapporti con il pubblico. Apriti cielo, i sindacati sono insorti perché "questo è un trattamento privilegiato che va riconosciuto a tutti gli operatori". La storia di Stefania, laureata in Lingue e letterature straniere a Bologna, racconta però come al fondo non ci sia mai fine: "Dopo la laurea ho trovato lavoro in aeroporto per 700 euro al mese iniziali, lavorando con turni massacranti, avendo giorni di riposo quando capitava - racconta - Poi per sfruttare la mia laurea ho deciso di offrirmi come traduttrice. Ma non ho trovato nulla che mi facesse guadagnare almeno i soldi per pagarmi gli alimenti. Ora lavoro in nero come cassiera in una pizzeria da asporto, tutte le sere per due ore, a 5 euro l'ora. Mando però curricula tutti i giorni e vedo che per lavori per i quali mi chiamavano appena laureata, ora non mi considerano più".
I NETTURBINI LAUREATI IN INGEGNERIA
Una storia a sé, che colpisce, è quella di chi ha una laurea anche in materie considerate ostiche, come l'economia o l'ingegneria, e si ritrova ad accettare un posto da netturbino di notte. Andrea Cammuca, 30 anni, palermitano, però ha sempre il sorriso sulle labbra: "Ho studiato e mi sono laureato in Economia del turismo - dice - Ho accettato il lavoro all'Amia (l'azienda dei rifiuti di Palermo, ndr), lo stesso che ha fatto mio padre, solo per avere un posto fisso. Certo, è dura andare su un autocompattatore di notte, tutte le notti, e tornare alle quattro di mattina. Ma è un lavoro finalmente stabile, che mi permette di mettere qualcosa da parte, la mia laurea è una cosa che fa parte di me e magari in futuro potrò sfruttarla". A Palermo sono tanti i laureati netturbini. C'è perfino un ingegnere elettronico, Francesco, che per spiegare come sia finito a fare questo lavoro dopo anni di studi difficilissimi, non usa giri di parole: "Non volevo più pesare sulle spalle di mio padre". Gli operatori ecologici laureati abbondano anche all'Ama di Roma: Alessio Piccirillo, oltre alla laurea e al master, parla anche quattro lingue, ma non gli servono a trovare un lavoro migliore, e forse ormai non gli interessa più: "Le prime volte che mi sono ritrovato al centro di Roma, con una scopa in mano, ero imbarazzato. Mi è anche capitato che qualche conoscente mi evitasse. Però in fondo mi reputo fortunato: posso contare su uno stipendio fisso, è importante soprattutto adesso che mi sono sposato. Se c'è qualcuno che ne fa una questione di rispettabilità, che si vergogna, sono problemi suoi".
È abbastanza rassegnata anche la sua collega Alessandra Petrucci, all'Ama da 9 anni, si è impiegata poco dopo aver conseguito la laurea in sociologia: "Quando ho accettato questo lavoro mia madre non mi ha parlato una settimana. Ma di tutti i laureati che conosco, e ne conosco tantissimi, solo due o tre fanno un lavoro corrispondente al titolo di studio. Certo, io e mia sorella eravamo le prime laureate della famiglia, i miei avevano costruito tanti sogni sul nostro futuro. A mia sorella non è andata meglio: fa panini al McDonald's. Però non so se cambierei lavoro: qui ho la tredicesima, la quattordicesima, le ferie e le malattie pagate. Ammiro chi ha il coraggio di mollare tutto per inseguire i suoi sogni, io non credo che lo farei".
L'EFFICACIA DELLA LAUREA
"Il sottoinquadramento è un fenomeno legato alla mancanza di stabilità di lavoro, e quindi è aumentato negli ultimi anni, ed è destinato ad aumentare ancora", osserva Alessandro Buonfigli, segretario della Fit-Cisl del Lazio. In altre parole, i laureati giovani e soprattutto non più tanto giovani, dopo anni di precariato alla ricerca del lavoro al quale aspirano, a un certo punto si arrendono, e preferiscono uno stipendio sicuro, anche se si tratta di un lavoro non corrispondente al loro titolo di studio. Il 29 per cento dei lavoratori dei call center, secondo l'ultima indagine della Slc Cgil, ha una laurea. Dall'ultimo rapporto di Almalaurea emerge che, a un anno dal termine degli studi, 78 laureati su cento dichiarano che la laurea quinquennale è "abbastanza efficace", 3 punti in meno rispetto all'analoga indagine di un anno fa, 6 punti in meno rispetto alla rilevazione 2008. Se si considerano tutte le lauree, anche quelle triennali, l'indice di efficacia si riduce: si va dall'86,4 per cento dei laureati in medicina al 61,4 per cento dei laureati in scienza della formazione fino al 27,2 per cento di lettere e filosofia e al 26,9 per cento di psicologia. Va male anche per una facoltà un tempo molto gettonata come giurisprudenza (36,9 per cento) ma anche per una laurea apparentemente molto ricercata anche adesso, economia (36,8 per cento). In media, l'11 per cento dei laureati, dopo quattro anni dal conseguimento del titolo, giudica "per nulla efficace" la propria laurea rispetto al lavoro trovato. Conti alla mano, su un mondo universitario che ogni anno sforna oltre 290 mila laureati, ben 32 mila di fatto metteranno la pergamena nel cassetto e non la utilizzeranno più.
Le aziende sono sempre meno interessate ad assumere lavoratori di qualificazione medio-alta: "L'Italia è un Paese più manifatturiero che terziario - osserva il direttore generale del Censis Giuseppe Roma - e i servizi terziari, dove di solito si assumono i laureati, sono la parte meno avanzata del sistema". E infatti nel terziario (dati Censis) sono state le professioni non qualificate a registrare negli ultimi cinque anni la crescita più significativa (+17,9 per cento tra il 2004 e il 2009). Di contro, "le posizioni di vertice della piramide professionale-dirigenti hanno visto incrementare in misura molto meno significativa, quando non diminuire, la propria base occupazionale".
Peccato però che a fronte di questo mercato del lavoro impazzito e dalla porta d'ingresso sempre più bassa e secondaria, le famiglie italiane investano fior di euro per far laureare i propri figli, Nella speranza che facciano un salto di qualità. Ma quanto costa oggi laurearsi? E quanto spendono le famiglie per i fuorisede? Secondo un'indagine di Federconsumatori sugli atenei statali italiani, le tasse in media si aggirano intorno ai 1.747 euro all'anno, che diventano 8.735 euro per la laurea quinquennale. A questa cifra occorre aggiungere libri, trasporti urbani, cancelleria ed eventuali spese per stage fuori sede: per queste spese, rileva l'Istat nell'ultima indagine sui "costi sostenuti dalle famiglie per l'istruzione universitaria", si arriva a 7.580 euro nei cinque anni. Totale, 16.315 euro. Se lo studente è fuori sede, il totale dei costi sale a oltre 46 mila euro, sempre che lo studente si laurei entro i cinque anni. Cifre importanti, insomma, a fronte di un investimento dai risultati incerti, se l'obiettivo è quello di trovare un lavoro adeguato al titolo di studio e quindi con uno stipendio dignitoso: in Italia, sempre più un miraggio.
(08 aprile 2011) © Riproduzione riservata
lunedì 31 gennaio 2011
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"Come è possibile, si chiedono tanti non italiani, che Berlusconi sia ancora al potere?"
"L'Italia ha una cultura della sopravvivenza, radicata nel meccanismo più classico: la rassegnazione fatalistica. Un'intrinseca cultura cattolica del perdono".
"L'Italia ha una cultura della sopravvivenza, radicata nel meccanismo più classico: la rassegnazione fatalistica. Un'intrinseca cultura cattolica del perdono".
giovedì 27 gennaio 2011
Stupeur et tremblements
[...] S'il faut admirer la Japonaise -et il le faut-, c'est parce qu'elle ne se suicide pas. On conspire contre son idéal depuis sa plus tendre enfance. On lui coule du plâtre à l'intérieur du cerveau: "Si à vingt-cinq ans tu n'es pas mariée, tu auras de bonnes raisons d'avoir honte", "si tu ris, tu ne seras pas distinguée", "si ton visage exprime un sentiment, tu es vulgaire", "si tu mentionnes l'existence d'un poil sur ton corps, tu es immonde", "si un garçon t'embrasse sur la joue en public, tu es une putain", "si tu manges avec plaisir, tu es une truie", "si tu éprouves du plaisir à dormir, tu es une vache", etc. [...] En fin de compte, ce qui est assené à la Nippone à travers ces dogmes incongrus, c'est qu'il ne faut rien espérer de beau.
N'espère pas jouir, car ton plaisir t'anéantirait. N'espère pas etre amoureuse, car tu n'en vaux pas la peine: ceux qui t'aimeraient t'aimeraient pour tes mirages, jamais pour ta vérité. N'espère pas que la vie t'apporte quoi que ce soit, car chaque année qui passera t'enlèvera quelque chose. N'espère pas même une chose aussi simple que le calme, car tu n'as aucune raison d'être tranquille.
Espère travailler. Il y a peu de chances, vu ton sexe, que tu t'élèves beaucoup, mais espère servir ton entreprise. travailler te fera gagner de l'argent, dont tu ne retireras aucune joie mais dont tu pourras éventuellement te prévaloir, par exemple en cas de mariage -car tu ne seras pas assez sotte pour supposer que l'on puisse vouloir de toi pour ta valeur intrinsèque.
[...] Je ne pourrai jamais énumérer tous tes devoirs, car il n'y a pas une minute de ta vie qui ne soit régentée par l'un d'entre eux. Par exemple, même quand tu seras isolée aux toilettes pour l'humble besoin de soulager ta vessie, tu auras l'obligation de veiller à ce que personne ne puisse entendre la chansonnette de ton ruisseau: tu devras donc tirer la chasse sans trêve.
[...] Tu as faim? Mange à peine, car tu dois rester mince, non pas pour le plaisir de voir les gens se retourner sur ta silhouette dans la rue -ils ne le feront pas-, mais parce qu'il est honteux d'avoir des rondeurs.
Tu trouves ça horrible? Tu n'es pas la première à le penser.
[...]Il n'y a pas d'itinéraire [alternatif]. Si: il y en a un. Un seul mais auquel tu as pleinement droit, sauf si tu as commis la sottise de te convertir au christianisme: tu as le droit de te suicider. Au Japon, nous savons que c'est un acte de grand honneur. [...] Si tu te suicides, [ta réputation] sera éclatante et fera la fierté de tes proches.
Amélie Nothomb
N'espère pas jouir, car ton plaisir t'anéantirait. N'espère pas etre amoureuse, car tu n'en vaux pas la peine: ceux qui t'aimeraient t'aimeraient pour tes mirages, jamais pour ta vérité. N'espère pas que la vie t'apporte quoi que ce soit, car chaque année qui passera t'enlèvera quelque chose. N'espère pas même une chose aussi simple que le calme, car tu n'as aucune raison d'être tranquille.
Espère travailler. Il y a peu de chances, vu ton sexe, que tu t'élèves beaucoup, mais espère servir ton entreprise. travailler te fera gagner de l'argent, dont tu ne retireras aucune joie mais dont tu pourras éventuellement te prévaloir, par exemple en cas de mariage -car tu ne seras pas assez sotte pour supposer que l'on puisse vouloir de toi pour ta valeur intrinsèque.
[...] Je ne pourrai jamais énumérer tous tes devoirs, car il n'y a pas une minute de ta vie qui ne soit régentée par l'un d'entre eux. Par exemple, même quand tu seras isolée aux toilettes pour l'humble besoin de soulager ta vessie, tu auras l'obligation de veiller à ce que personne ne puisse entendre la chansonnette de ton ruisseau: tu devras donc tirer la chasse sans trêve.
[...] Tu as faim? Mange à peine, car tu dois rester mince, non pas pour le plaisir de voir les gens se retourner sur ta silhouette dans la rue -ils ne le feront pas-, mais parce qu'il est honteux d'avoir des rondeurs.
Tu trouves ça horrible? Tu n'es pas la première à le penser.
[...]Il n'y a pas d'itinéraire [alternatif]. Si: il y en a un. Un seul mais auquel tu as pleinement droit, sauf si tu as commis la sottise de te convertir au christianisme: tu as le droit de te suicider. Au Japon, nous savons que c'est un acte de grand honneur. [...] Si tu te suicides, [ta réputation] sera éclatante et fera la fierté de tes proches.
Amélie Nothomb
domenica 31 gennaio 2010
venerdì 11 dicembre 2009
mercoledì 11 novembre 2009
Cheese cake
Ingredienti:
200 g di biscotti sbriciolati
2 cucchiai di burro fuso (forse anche un pò di più..)
Unire per fare la base e mettere in frigo
3 tuorli d'uovo
100 g di zucchero
400 g di panna montata a neve
1 bustina di vanillina
Amalgamare tutto e spalmare sulla base. Decorare a piacere.
PS: lo so, la mia cheese cake assomiglia a una strage sanguinosa di non so cosa, ma vi assicuro che è il succo delle amarene!
lunedì 9 novembre 2009
OZ
Aboriginal legend tells us that The Coloured Sands were formed as follows:
"Way back in dream-time, there lived on the banks of the Noosa River a beautiful black maiden called Murrawar who fell in love with the Rainbow, which came to visit her here every morning. She would clap her hands and sing to this lovely rainbow.
One day the Burwilla, a very bad man from a distant tribe, stole Murrawar for his slave wife, beating her cruelly and making her do all his work, while he sat in the shade admiring his terrible killing boomerang. This boomerang was bigger than the biggest tree and full of evil spirit.
One day Murrawar ran away and as she hurried along the beach, which was all flat in those days, she looked back and saw Burwilla's boomerang coming to kill her. Calling out for help, she fell to the ground too frightened to run.
Suddenly she heard a loud noise in the sky and saw her faithful Rainbow racing towards her across the sea. The wicked boomerang attacked the brave Rainbow and they met with a roar like thunder, killing the boomerang instantly and shattering the Rainbow into many small pieces.
Alas, the poor sick and shattered Rainbow lay on the beach to die and is still there with all its colours, forming the hills along the beach."
Geologists say that the sands are stained by decaying vegetable matter as it seeps through. Geologists are full of shit.
domenica 8 novembre 2009
sabato 7 novembre 2009
In palla
Perchè sono così brava a perdere del tempo prezioso per la tesi in tutte le maniere possibili e immaginabili?
Perchè leggo mille libri e nessuno che riguardi la tesi?
Perchè guardo l'orologio e mi accorgo che sono passate 2 ore e io ho scritto soltanto un rigo?
Perchè metto in ordine la stanza quando non me ne è mai fregato niente dell'ordine?
Basta, mi stanno venendo i sensi di colpa anche scrivendo sul mio blog. Me ne vado.
Perchè leggo mille libri e nessuno che riguardi la tesi?
Perchè guardo l'orologio e mi accorgo che sono passate 2 ore e io ho scritto soltanto un rigo?
Perchè metto in ordine la stanza quando non me ne è mai fregato niente dell'ordine?
Basta, mi stanno venendo i sensi di colpa anche scrivendo sul mio blog. Me ne vado.
venerdì 30 ottobre 2009
venerdì 17 luglio 2009
Esistenzialismo: pro e contro
Milano, o la ami o la odi. Io personalmente sono più per la seconda in quest ultimo periodo, e vorrei tanto andare via. Mi pongo molte domande sul mio futuro, a cui non ho proprio voglia di rispondere, rimando addirittura i miei pensieri con una certa concentrazione mentale. Mi dico "no, non ci pensare adesso, non ci pensare adesso". Sono una finta indecisa, perchè poi alla fine so sempre dove andare a parare (spero), ma è la transizione che mette alla prova le persone. Io odio la transizione, in tutte le cose. Nello studio, quando fai un esame e poi sai che devi iniziare a studiare per un altro e non ne hai voglia;
nello sport, quando sei fuori allenamento ricominci dopo tanto tempo e hai ettolitri di acido lattico;
nei sentimenti, quando non sai se la storia sta finendo o se si può recuperare ancora qualcosa;
nelle stagioni autunno-primavera, quando un giorno fa freddo e quello dopo fa caldissimo.
Ma forse è proprio la transizione che rende forti, è il momento in cui bisogna impiegare bene le proprie energie, sia mentali che fisiche.
Forse mi dò allo yoga.
nello sport, quando sei fuori allenamento ricominci dopo tanto tempo e hai ettolitri di acido lattico;
nei sentimenti, quando non sai se la storia sta finendo o se si può recuperare ancora qualcosa;
nelle stagioni autunno-primavera, quando un giorno fa freddo e quello dopo fa caldissimo.
Ma forse è proprio la transizione che rende forti, è il momento in cui bisogna impiegare bene le proprie energie, sia mentali che fisiche.
Forse mi dò allo yoga.
martedì 18 novembre 2008
La prima volta
La prima volta in cui ho visto una nutria è stato il giorno in cui è morta mia nonna. E' stato anche il giorno in cui ho dipinto una sedia di nero, completamente nera, provvisoriamente però, in attesa di disegnarci su qualche margherita. Ricordo quando è morto mio nonno 3 anni fa, nonna appena mi vide disse con aria colpevole "Scusa Francesca.." come se il mio dolore fosse causa sua. Sono certa che se avesse avuto la possibilità l'avrebbe detto anche al suo funerale. La prima volta in cui ho perso un amico è stato quando è morto il mio gatto di 17 anni, e la seconda volta è stato quando un mio amico si è suicidato. Lì ho capito che certe cose non esistono solo nei film. La prima volta in cui ho capito quanto fosse importante la mia famiglia è stato qualche settimana fa, quando riflettevo sul fatto che erano 3 mesi che non tornavo a casa e che avevo passato più tempo in Francia con la famiglia del mio ragazzo che qui in Italia dalla mia. La prima volta in cui ho avuto paura di morire è stato l'anno scorso. Dall'anno scorso a oggi la situazione non è migliorata, quindi continuo a provare tale sentimento.
domenica 13 luglio 2008
+11 (Quello che lasciavo era certamente diverso da quello che avrei trovato, l'importante era cogliere la completezza e la positività del tutto)
E fu così che arrivò luglio e la fine dell'erasmus. Non sempre credi a tutto quello che dicono gli altri, aspetti solo che le cose accadano con un pizzico di scetticismo e con la speranza che proceda tutto 'normalmente'. Niente di più sbagliato. Le cose belle esistono davvero, basta cercarle e godere appieno della loro positività, così luminosa quanto effimera. Atteggiamento negativo ora più che mai, quasi a sottolineare quanto è stato speciale quello che hai appena vissuto, e quanto potrebbe essere difficile ricreare una tale magia. Giornate passate in silenzio, tanti sicuri di poterti capire, solo pochi possono riuscirci. Non sprechi neanche più il fiato per cercare di spiegare il motivo del tuo stato d'animo, solo tu sai. Tempo, ci vuole tempo. Forse un altro mese, non vuoi esagerare. Ricordi attanagliano la tua testa, ricordi impetuosi, penetranti, potenti. Sei quasi incapace di scacciarli via, vuoi stare bene, vuoi tutelarti, purchè tu riesca a non pensarci. Ardua impresa, a meno che tu non decida all'improvviso di andare a dormire (Elena's copyright). Prese di posizione forzate? Si, può darsi. Non te ne curi, non ti interessa cosa pensano gli altri. Provi a contattare tutti, ma non è lo stesso, manca qualcosa. Così ti arrendi e aspetti che la vita faccia il suo corso, in attesa di un qualcosa di simile ma nuovo.
martedì 10 giugno 2008
sabato 3 maggio 2008
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